Biografia

 

Giovanni Bianconi, * 22.3.1891 Minusio, † 8.3.1981 Minusio. Al pari di suo fratello Piero, tra i maggiori scrittori e storici dell’arte ticinesi del Novecento, Giovanni Bianconi non trova subito e facilmente la strada della sua vocazione artistica. Di umile famiglia, viene indirizzato verso una vita ecclesiastica, alla quale ben presto si ribella. Lasciato il seminario, si arrangia con vari mestieri quali il maestro o l’impiegato di posta nella Svizzera interna. Frequenta in seguito alcuni corsi alla Gewerbeschule di San Gallo. All’inizio degli anni ’20 decide di formarsi a tutti gli effetti come artista: segue i corsi all’Accademia di Stoccarda, dove ha modo di studiare le personalità dell’espressionismo tedesco e di accostarsi alla silografia. Tornato nel Ticino, ottiene un posto d’insegnante di disegno. Di natura schiva e riservata, viene spronato ad affermarsi all’interno dell’ambiente culturale ticinese dallo scrittore Giuseppe Zoppi, dagli artisti locarnesi Bruno NizzolaUgo ZaccheoDaniele Buzzi e Max Uehlinger, che apprezzano l’opera del giovane silografo. In questo senso si rivela stimolante anche la frequentazione di Francesco Chiesa, dei silografi della rivista Eroica e di Aldo Patocchi. Ricevuti vari riconoscimenti (Mostra internazionale di Bianco e Nero a Lugano e Premio Charles Veillon, nel 1950),verso la fine degli anni ’50 abbandona la silografia per dedicarsi all’attività poetica e di studioso del mondo rurale sopracenerino. Nel 1990, il figlio Sandro dona alla Pinacoteca comunale Casa Rusca di Locarno 274 legni, 231 silografie e alcune altre opere dell’artista.

Bianconi non va ricordato solo per la sua opera grafica, ma anche per quella di poeta e di etnologo. Fonte d’ispirazione per la sua polivalente attività è il mondo rurale ticinese, al quale rimane indissolubilmente legato. Ai suoi versi in dialetto si accompagnano le silografie – Legni e versi (1978) e Un güst da pan da segra (1986),postumo –, dando così voce e immagine a un universo, quello della vita contadina, destinato ormai alla repentina scomparsa e al generale oblio. Bianconi canta e descrive quest’angolo appartato d’esistenza con note di malinconica desolazione, con una punta di arguzia, con sarcasmo e fare dolente. L’intera produzione grafica, per la quale appare difficile una precisa collocazione cronologica, si presenta compatta e limitata a poco più di un trentennio d’attività (1920 circa – 1955 circa). Influenzata dall’asprezza di tratto e dal carattere primitivo della silografia espressionista tedesca, l’opera di Bianconi si divide in due ben delineati filoni: quello in cui prevale il segno largo della sgorbia, le sagome solo accennate ma plasticamente imponenti, la trama del legno ben visibile, e un altro in cui invece emerge il fitto e sottile intreccio del bulino, una descrizione meticolosa, atmosferica del paesaggio, una rappresentazione in toni scuri – a volte sinistri – di ambienti desolati. La sua produzione, costituita da circa 400 silografie, si concentra essenzialmente sul paesaggio e sui mestieri della gente contadina; essa è una preziosa testimonianza della traumatica trasformazione del territorio e dei costumi ticinesi, avvenuta prevalentemente a partire dal secondo dopoguerra.

Strettamente collegata alla silografia, sia per temi che per carattere, l’opera in versi, la quale ha goduto di un attento studio da parte di numerosi critici. Del lavoro in qualità di etnologo, che occupa gran parte degli ultimi 25 anni di attività, si trova tangibile risultato, oltre che nelle pubblicazioni, nelle 5.000 fotografie da lui scattate e poi lasciate all’Ufficio cantonale dei monumenti storici.

Opere: Locarno, Pinacoteca comunale Casa Rusca, Donazione Giovanni Bianconi.

Simone Soldini, 1998 

 

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Fotografie di BIANCONI Giovanni

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