Biografia

Jean Corty (* 1.3.1907 Cernier, † 22.4.1946 Mendrisio). Nono figlio del falegname Francesco Luca Corti e di Julia Magnin, orologiaia di Cernier. Dal 1921 al 1924 segue un apprendistato di imbianchino, gessatore e stuccatore a Cernier. Rimasto orfano nel 1930, parte per Bruxelles dove si iscrive al terzo anno dell’Académie Saint-Luc grazie al sostegno finanziario del veterinario Pierre Urfer di Fontainemelon. Venuto a mancare l’appoggio del suo mecenate, dopo due anni Corty è costretto a rientrare in Svizzera e da quel momento sarà assillato da difficoltà economiche e dal desiderio di ritornare in Belgio. Le sue gravi condizioni psichiche comportano nel 1933 il ricovero negli ospedali psichiatrici di Ginevra e Mendrisio. Rientrato a Cernier nel 1934, l’anno successivo partecipa a un’esposizione collettiva a Bruxelles con alcuni suoi colleghi d’Accademia. Trascorre il biennio seguente a Neuchâtel, ma nel 1937 viene nuovamente ricoverato a Mendrisio dove rimane fino al 1941. In quell’anno partecipa alla Mostra degli otto nella sala del Consiglio comunale di Mendrisio e all’Esposizione annuale di belle arti alla Fiera di Lugano, presso la quale esporrà regolarmente. Stabilitosi a Lugano nel 1942, si lega sentimentalmente alla pittrice Charlotte Brönimann. Al 1944 risale la sua unica personale di successo, alla Galerie Europa di Bienne. Nel 1946 alla Ghilda del Libro di Lugano si tiene una mostra postuma. Tra le numerose retrospettive si segnala quella allestita al Museo d’arte di Mendrisio nel 1998.

Decisivi e fondamentali per la formazione artistica di Corty sono i due anni trascorsi in Belgio, dove l’artista ha occasione di vedere opere di numerosi esponenti dell’espressionismo fiammingo, primo fra tutti Constant Permeke di cui è manifesta l’influenza sia sul piano stilistico che tematico. Entro la fine degli anni ’30 Corty elabora la sua personale cifra stilistica di matrice espressionista che successivamente declinerà in numerose opere senza mutarne la sostanza. Il suo percorso artistico non può essere letto come un susseguirsi di evoluzioni stilistiche, formali o tematiche, ma piuttosto come la varia declinazione di un vocabolario precedentemente impostato e consolidato. In pittura predilige piccoli e medi formati. Paesaggi, marine e scene tratte dal mondo del lavoro, ma pure temi religiosi sono i soggetti ricorrenti nella sua vasta produzione, in parte dispersa e di cui sono note soprattutto le opere eseguite durante la sua permanenza nel Ticino. Nei lavori degli anni ’40 si assiste a una ripetizione ossessiva di alcuni soggetti, in particolare la fatica del lavoro e il ritorno a casa, ma all’interno di una produzione discontinua emergono opere di grande qualità come i dipinti Ritorno dei minatori e Ferrovieri, entrambi del 1944. La sua opera è percorsa dal malessere del vivere reso attraverso l’alterazione delle forme e l’uso di colori estranianti. 

Nel disegno Corty trova un mezzo espressivo particolarmente congeniale. Esprime il suo talento con vigorosi e tortuosi tratti a carboncino in fogli da taccuino, ma pure in grandi formati allargando il repertorio tematico a ritratti e scene di ballo. Tra le sue migliori prove, il disegno Coup de grisou (1944) rivela una contaminazione iconografica tra sacro e profano riallacciandosi così idealmente al rilievo Vittime del lavoro eseguito oltre mezzo secolo addietro da Vincenzo Vela. 

Nel Ticino provinciale del primo Novecento, Corty porta un’apertura internazionale. Durante la sua breve ed emarginata esistenza trova rari estimatori. Soltanto dopo la sua morte si assiste a una certa attenzione critica, ma è solo dalla metà degli anni ’70 che l’interesse della critica e del pubblico si intensifica. Il tardivo successo di Corty è stato purtroppo sfruttato da un mercato senza scrupoli che ha favorito la diffusione di contraffazioni.

Opere: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Lugano, Museo civico di belle arti; Lugano, Museo cantonale d’arte; Mendrisio, Museo d’arte

Simona Martinoli, 2005
 

 

Jean Corty (nascita 1.3.1907 (Giovan Battista Corti) Cernier, morte 22.4.1946 Mendrisio),catt., di Agno. Figlio di Francesco Luca, falegname. Celibe. Nel 1940 assunse il cognome C. Dal 1921 al 1924 seguì un apprendistato di imbianchino, stuccatore e gessatore a Cernier. Dal 1930 al 1932 studiò all'Académie Saint-Luc a Bruxelles grazie al sostegno finanziario del veterinario Pierre Urfer di Fontainemelon. Rientrato in Svizzera, alternò soggiorni in dimore occasionali a ricoveri in cliniche psichiatriche. Emblema dell'artiste maudit, si dedicò alla pittura e al disegno. Eseguì paesaggi, figure e opere di soggetto religioso, interpretati in chiave espressionistica come rivelano la scelta dei colori e le alterazioni imposte alle forme. Tra i temi prediletti la fatica del lavoro: la tela Ritorno dei minatori e il disegno Coup de grisou, entrambi del 1944, sono tra le prove migliori della sua breve ma intensa carriera artistica.


Bibliografia
– M. Ferrario (a cura di), J. Corty, cat. mostra Mendrisio, 1998 (con bibl.)

Autrice/Autore: Simona Martinoli

 

Link:

https://www.google.com/search?q=jean+corty&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiz94zPzKLgAhXGPFAKHXzsDI8Q_AUIDigB&biw=1344&bih=731

http://www.lacolomba.ch/artisti-del-900/corty-jean/

https://mail.museoplebano.ch/it/archivio-esposizioni

 

 


Fotografie di CORTY Jean

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