Biografia

Edmond Dobrzanski, * 2.8.1914 Zugo, † 24.8.1997 Lugano. Nasce da una famiglia il cui ramo paterno è russo-polacco, quello materno, greco e triestino-spagnolo. Durante gli anni ’20 è a Lugano dove frequenta le scuole; nei primi anni ’30 è nella Svizzera tedesca: a Diessenhofen e Stein am Rhein apprende la fotografia nello studio del padre. Dal 1936 al 1942 frequenta l’Accademia di Brera a Milano, allievo di Aldo Carpi, con i compagni Bruno Cassinari, Vittorio Magnani, Ennio Morlotti; durante questo periodo alterna la sua residenza fra Milano e Trieste. Segue, dal 1942 al 1950, la permanenza decisiva a Zurigo, dove è impegnato quale illustratore per il Volksrecht; vi incontra Varlin e Ernst Scheidegger che nelle Carte autobiografiche (1996) per l’artista racconta gli anni difficili di resistenza culturale a Zurigo. Dal 1950 è nel Ticino: dapprima a Bellinzona, poi a Bissone e alla filanda di Cassarate, infine a Gentilino. Fra le prime mostre si segnalano quelle presentate da Virgilio Gilardoni (Locarno, Casa del Negromante, 1958, e Bellinzona, Sala patriziale, 1959); nel 1966 al Kunstmuseum di Winterthur condivide una personale con lo scultore Otto Müller; nel 1968 espone alla galleria del Milione a Milano – presentato da Mario De Micheli – e al Salone Farnese in Pilotta a Parma, sotto la guida critica di Piero Del Giudice – autore di Europa wo das Licht (1988) e curatore di importanti sue recenti mostre individuali. Oltre a un nucleo di opere (dipinti e disegni),il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona conserva documenti e carte d’archivio dell’artista.

L’intricata ascendenza biografica fornisce alcune spiegazioni sulla complessità dell’opera dipinta di Dobrzanski; cresciuta nel segno della diversità del contesto culturale, per cui il pittore combina l’argomento espressionista al linguaggio informale. La sua immagine d’impianto sironiano, più che dal naturalismo informale di Morlotti è interessata dall’intensità delle figure di Varlin. Dobrzanski è pittore della condizione umana, spesso tradotta nella sua marginalità difficile: il cieco, il clown, la prostituta, la pazza e la negra abitano la sua immagine forte e scabra. Sul finire degli anni ’60, l’artista sposta la materia della sua pittura dal corpo dalle grandi figure terrose e dal paesaggio atlantico con rovine alla pittura della macchina: Veicolo lunareBlindoLaser sono dipinti che traducono con inquietudine polemica l’oscura forma del presagio legato alla conquista dello spazio. Come Friedrich Dürrenmatt anche Dobrzanski nel quadro I fisici si interroga sulla funzione del pensiero scientifico, minacciata dal cattivo uso delle scoperte. Argomenti come Praga e il Vietnam, figure come Nelson Mandela e Martin Luther King offrono lo spunto per alcune fra le sue più intense pagine, nere in tensione drammatica, mai d’illustrazione politica. Alle numerose opere su carta, l’artista alterna grandi tele di spessore materico: Notiziario europeo, 1977, ma soprattutto The day after (elaborato sull’arco di dieci anni, 1977–1986) sono figurazioni simboliche disseminate di reperti della corruzione di fine secolo.

Opere: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Lugano: Museo cantonale d’arte, Museo civico di belle arti; Mendrisio, Museo d’arte; Winterthur, Kunstmuseum.

Fonti: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri, Fondo Edmondo Dobrzanski, documenti e carte d’archivio.

Matteo Bianchi, 2004

 

Artista appartato e allarmato. Una voce drammatica intensa delle vicende del vecchio continente. Artista intrigato dalla condizione umana, uomo preoccupato dell’uomo, terrorizzato dall’uomo. 
Nelle immagini di Dobrzanski emerge una memoria di situazioni sfasciate, di condizioni negate e l’impossibile separazione dalla storia.

EDMONDO DOBRZANSKI è, insieme a Wiemken, Varlin, Giacometti, tra le grandi personalità della pittura svizzera ed europea nel Novecento.
Erede di una dinastia di fotografi, rompe la tradizione di famiglia e passa alla pittura. 
Si forma nella Milano di Corrente e poi a Zurigo. Qui vive dal ’42 al ’50, qui incontra gli artisti e le correnti artistiche della rivolta e della consapevolezza in fuga dalla guerra e dal terrore nazifascista. 
Dal 1950 è in Ticino, terra mediana tra nord espressionista e la declinazione lombarda dell’informale internazionale. In questa area si snoda il suo percorso artistico. Le sue tele sono attraversate dai temi e dagli incubi della guerra, della apocalisse atomica, della mutazione planetaria. 
La sua pittura, spesso monumentale, è pittura di storia e straordinaria pittura di materia e di natura. 
E’ attivo sino agli ultimi mesi della sua vita. Sue grandi mostre personali a Winterthur, Milano, Parma, Locarno, Grenchen, Ravenna, San Gallo, Trieste, Bellinzona, Arezzo, Firenze, Locarno, Gentilino. 
Sulla sua opera hanno scritto i maggiori storici dell’arte della generazione – da Virgilio Gilardoni ad Andri Peer, da Francesco Arcangeli a Mario De Micheli e Giovanni Testori.

 

Il pittore Renzo Ferrari (Cadro 1939) così si esprime su Dobrzanski:

In storia dell’arte contemporanea e anche territoriale anagraficamente prima di Lei c’è Edmondo Dobrzanski. Che rapporto ha avuto con questo pittore?
C’è una frase che mi diceva e che ripeto: “vorrei fare una fantastische kunst”. Era già una bella complicità. Diciamo che c’è stata con lui grande stima. Il rapporto con Dobrzanski negli anni delle mostre che fa in quella galleria importante che fu ‘Nord-Sud’ – con Francese, con Morlotti – era di grande apprezzamento, ma con delle riserve. Lui è stato un artista esplicitamente politico, anzi storico, ma con il piacere di esprimersi con una alta matericità, io stavo già sviluppando una pittura dello ‘smagrimento’, avevo già incontrato lapop art. Trovo in lui un certo eccesso materico, ma è una presenza importante, mi serve anche per capire cosa non fare, tuttavia fascinato dalla componente che sviluppa in modo grandioso. Prima i grandi quadri che presenta all’Expo di Losanna nel ’64 e infine la ripresa del grande formato negli anni Settanta e negli anni Ottanta, il Day AfterNotiziario europeoCimitero sul Carso. Sta a confronto con tedeschi come Kiefer, impressiona per i grandi formati, la dilatazione, la monumentalità. Sono quadri che potresti inscrivere nella categoria dell’engagement, in realtà hanno un pathos potente per come è gestito il movimento magmatico della materia, densi di tensione per la situazione di disordine che va ben oltre  qualsiasi tipo di intenzionalità. Ho sempre presenti i suoi disegni, gli straordinari pastelli a cera che chiamava ‘matite grasse’ e questa idea che lui ha della macchina! La sua macchina è una macchina bellica, la mia è soft, elettronica.
C’è stata con Edmondo una frequentazione continua negli ultimi tempi. Veniva qui a Cadro a trovare la figlia Prisca. Aveva un suo modo di parlare, smozzicato, povero di termini e anche una sua lingua. Guai però a sottovalutare la sua intelligenza tutta intuitiva! Ti fulminava con improvvisi giudizi illuminanti.

 

Links sull'artista:

https://www.google.com/search?q=EDMONDO+DOBRZANSKI+artista&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjVwd3zkPbgAhV7wcQBHcxoDRwQ_AUIDigB&biw=1344&bih=731

http://www3.ti.ch/DECS/sw/temi/osservatorio/files/doc/3221_2014-06-14_11.pdf

http://www.milanocastello.it/ita/images/mostraDobrzanski.pdf

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/news/primopiano/archivio_2007-2011/cultura/cultura_%20dobrzanski

http://www.dallombra.it/?p=504

http://www.villacedri.ch/Edmondo-Dobrzanski-79e45100

https://www.locarno.ch/files/documenti/10_01_25_Verbale.pdf

 

 


Fotografie di DOBRZANSKI Edmond

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