Biografia

Renzo Ferrari, * 8.2.1939 Cadro. Terminate le scuole dell’obbligo, si trasferisce a Milano dove frequenta il liceo, quindi l’Accademia di Brera; conclusi gli studi, continuerà a vivere e a lavorare nella capitale lombarda. Nel 1962 tiene la sua prima personale alla Galleria delle Ore di Milano dove ottiene riconoscimenti critici; nel 1964 gli viene assegnato il Premio Diomira per il disegno, cui segue il premio Feltrinelli per la pittura nel 1974. A partire dagli anni ’70 il suo percorso espositivo conosce tappe significative in spazi milanesi nonché presenze di rilievo a rassegne collettive italiane di taglio generazionale: al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma nel 1982 (L’opera dipinta 1960-1980) e nel 1989 (Le strade: 10 pittori a Milano),e alla Permanente di Milano (Il segno della pittura e della scultura, 1983; Geografie oltre l’informale: Milano, Bologna, Roma, 1987). Nel 1990 si tiene la sua prima antologia alla Civica galleria d’arte Villa dei Cedri di Bellinzona, dove nel 1999 viene esposto il Fondo Ferrari conservato presso il museo, che comprende un’ampia selezione di carte e dipinti. L’artista partecipa con regolarità a mostre in musei e gallerie in Italia e in Svizzera. Sue personali vengono presentate, tra l’altro, al Museo Epper di Ascona (1993),al Museo civico di Belle Arti di Lugano (2004),al Centro culturale Svizzero di Milano (2006),alla Pinacoteca comunale Casa Rusca di Locarno (2011-12),allo Spazio Tadini di Milano (2013),al Musée d’art et d’histoire di Neuchâtel e al Museo cantonale d’arte di Lugano (2014-15). Attivo tra Milano e il Ticino, nel 2007 Ferrari si stabilisce definitivamente a Cadro.

Fin dagli esordi (1958),la vicenda artistica di Ferrari si configura come opera di resistenza e di approfondimento: non solo contro il clima generale di rottura con la «tradizione del nuovo» da parte della neoavanguardia, ma anche come necessità di superamento dell’informale al fine di rifondare un possibile linguaggio del figurabile.

L’accostamento al mondo della natura dei primi anni ’60 – dove l’asprezza del taglio spaziale e la durezza quasi minerale del tessuto pittorico già lasciano intendere la perdita di armonia con il mondo naturale – si amplifica nel decennio successivo in un’inedita sintesi fra immaginario naturale e immaginario urbano: le sue ironiche presenze tra il meccanico e l’organico (soprattutto nella serie dei Gaio) sono come corrose e veicolate vorticosamente da uno spazio cangiante, dove con simultaneità si affacciano segnali della nuova cultura di massa nonché emergenze della psiche. Temi che Ferrari svilupperà più particolarmente, a partire dal 1975, con la serie delle Teste e degli Urbani: figure larvali e sfuggenti, come radiografate in un fitto baluginare di segni, dove si annulla la nozione di «dentro e fuori», perché vi si mescolano fisicità e psichismo, e le straniate condizioni di vita metropolitana. 

Con le Mimesi (1977),e poi nel corso degli anni ’80, la figura si territorializza: risalta la volontà di fare rientrare l’umano nel disegno della natura. Elementi minerali, animali e umani si contaminano progressivamente fino a fondersi, mentre la pittura si fa spesso magmatica e vischiosa, con colori notturni illividiti da luci radenti. Lavorando soprattutto sul groviglio del segno che si configura in oscure presenze, Ferrari condensa tempo presente e tempo mitico, spazi mentali e figure del quotidiano, nell’oscillazione continua di identità e alterità spazio-temporale. Verso gli anni ’90 la sua pittura, mentre torna a soffermarsi con più immediatezza sulla naturalità dei luoghi e delle cose, riscopre anche la dimensione visionaria del colore: gli elementi appaiono come in controluce, tra luci innaturali e spazi disarticolati, dove squilibri e vertigini del reale e del virtuale diventano il segno d’uno smarrimento epocale. Questo nuovo cromatismo coincide con una svolta linguistica ispirata sia dal graffitismo della scena artistica metropolitana da lui frequentata durante i soggiorni newyorkesi degli anni 1995 e 2004, sia dai contatti nello spazio urbano milanese con le ondate di immigrati, specie dal Nord Africa. Le opere dell’ultimo quindicennio sono caratterizzate dal confronto tra la «memoria ancestrale» dell’artista e la realtà socio-politica contemporanea. 

Opere: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana MASILugano; Milano, Civica Raccolta Bertarelli; Milano, Museo della Permanente; Parma, Centro Studi e Archivio dell’Università di Parma.

Guarda Claudio, 2006, aggiornato nel 2015

 

Links sull'artista:

https://www.google.com/search?q=renzo+ferrari+artista&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiUo9-WjfDgAhXLwMQBHVTJDpQQ_AUIDigB&biw=1226&bih=718

https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/geronimo/Arte/Le-Visioni-Nomadi-di-Renzo-Ferrari-3298497.html

https://www.luganolac.ch/it/433/renzo-ferrari

https://www.artlog.net/sites/default/files/renzo_ferrari_i.pdf

 

 

 


Fotografie di FERRARI Renzo

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