Biografia

Aldo Ferrario (* 24.7.1944 Sorengo) Dopo il ginnasio a Lugano, frequenta il Centro scolastico per le industrie artistiche (1959-1961) e la Kunstgewerbeschule di Zurigo (1960-63),dove conosce lo scultore Emilio Stanzani con cui poi lavora a Zurigo e a Parigi. I soggiorni nella capitale francese diventano per lui occasione di confronto non solo con la tradizione artistica occidentale, ma anche con i linguaggi delle avanguardie storiche (Picasso, Brancusi e Matisse in particolare) e delle neoavanguardie, nei cui confronti mantiene un atteggiamento critico: ciò che interessa a Ferrario è la declinazione della modernità dentro la continuità di una tradizione anche manuale ed espressiva. Dal 1964 al 1968 frequenta l’Accademia di Brera a Milano, dove si diploma in scultura con Luciano Minguzzi; nel 1965 è invitato alla Internationale Sommerakademie der bildenden Kunst di Salisburgo. Negli anni 1977-79, coincidenti con le sue prime mostre personali, ottiene la Borsa federale di belle arti. Nel 1985 realizza due opere pubbliche (Bellinzona, Palazzo delle Telecomunicazioni; Tenero, Centro sportivo). Tra le mostre più significative si segnalano quella del 1980 alla III Biennale d’arte del Comune di Mendrisio nel Chiostro dei Serviti e le personali del 1991 alla Städtische Galerie Schwarzes Kloster e all’Augustinermuseum di Friburgo in Brisgovia, del 2001 alla Galleria La Colomba di Lugano e del 2005 alla Facoltà di Teologia di Lugano. Sue opere figurano in collezioni private e pubbliche in Svizzera, Italia, Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti. Vive e lavora a Carona.

Scultore aperto alla sperimentazione e alle sollecitazioni dei materiali, fin dagli esordi Ferrario alterna il bronzo e il legno, nell’intento di liberare la scultura dall’idea di monumento e di suggerire una possibile integrazione tra uomo e natura, di cui il legno è evidente richiamo. Le sculture lignee degli anni ’80 sono caratterizzate da volumi elementari, fortemente sottolineati dall’uso parco ma costruttivo ed energetico del segno-colore. La forma è liberata dal volume del tronco con netti contrasti tra masse levigate e superfici ruvide, non lavorate. Vi si percepisce la volontà di operare nel solco di una tradizione che da Cézanne e Matisse, passando per De Kooning, scende a Giacometti, in nome di una scultura spoglia, rude ed essenziale. La ricerca di Ferrario si allarga poi verso nuovi esiti o mezzi espressivi come la pittura ad olio. Degli anni ’90 è l’emergere di figure che paiono uscire direttamente dal tronco, attraverso un processo di liberazione rapido in cui i denti della motosega, ancora chiaramente leggibili, restituiscono immagini allungate, slabbrate e corrose, in pose patetiche che rimandano all’arte primitiva, africana soprattutto, e si caricano di connotazioni primordiali e sacrali. Nei bronzetti sul tema «Artista e modella» degli ultimi anni ’90, Ferrario insegue ancora mobilità di esecuzione e freschezza di segno. Si tratta di scene eseguite con cera calda e impostate nello spazio con la rapidità propria al disegno, con un gesto rapido e fluido. Il tema della sacralità della figura umana caratterizza anche le più recenti sculture lignee che vivono un processo di solidificazione delle forme e di raffreddamento del gesto, e sono contraddistinte da superfici più vaste e definite, da pose ieratiche e solenni e da una frontalità arcaica dai richiami sironiani. L’aggiunta di innesti in bronzo determina una dialettica polimaterica cui contribuisce anche l’utilizzo del colore, usato qui in maniera più strutturale, a definire zone e superfici contigue. 

Soggetto predominante dei dipinti, dai rimandi a Matisse e Bacon, è il ritratto di una o più persone, normalmente colte in un ambiente domestico ben circoscritto ma anonimo e privo di profondità prospettiche, dai colori innaturali, omogeneamente campiti e spesso accesi, dove i corpi, perlopiù bidimensionali, sono fissati in uno spazio decontestualizzato.

Opere: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Bellinzona, Palazzo delle Telecomunicazioni; Lugano, Museo civico di belle arti; Lugano, Collezione Fondo comunale Carlo Cotti; Mendrisio, Scuola Media Canavée; Tenero, Centro sportivo nazionale della gioventù.

Claudio Guarda, 2005

 

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http://www.lacolomba.ch/artisti-del-900/ferrario-aldo/

https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Ritratto-d%E2%80%99artista-Aldo-Ferrario-246256.html

 

 

 


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