Biografia

Samuele Gabai, * 15.2.1949 Ligornetto, all’anagrafe Gabaglio, finiti gli studi ginnasiali si iscrive alla Scuola d’Arti e Mestieri di Bellinzona diplomandosi nel 1968. Dopo una breve esperienza lavorativa, si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera e si diploma nel 1973. Nel 1974 ritorna in Ticino e si stabilisce a Campora, in Valle di Muggio. Vince la Borsa Federale di Belle Arti nel 1982, nel 1983 e nel 1984; l’anno successivo si reca a Roma, dove per due anni soggiorna come membro dell’Istituto Svizzero. Tornato in Ticino nel 1987, trasferisce l’atelier a Chiasso. Numerose negli anni sia le edizioni d’arte che le esposizioni, personali e collettive, in patria e all’estero: tra le più significative quella a Milano nel 1986 presso la Compagnia del Disegno, quella alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno nel 1989, la mostra dedicatagli dal Comune di Chiasso nel 1992, e la personale alla Galleria Matasci di Tenero nel 1995.

Per quanto genericamente riconducibile dentro il solco del naturalismo lombardo, in realtà, fin dai suoi esordi, la pittura di Gabai supera la veduta o la referenzialità paesaggistica, per diventare invece confronto-incontro con la natura, forza primordiale e generativa della vita. Fin dai primi anni ’70, i temi della «roccia-madre», della «roccia-grembo» e, più in generale, della «figura-paesaggio» sono elementi fondativi della sua produzione pittorica. La dialettica fra paesaggio e figura diventa per l’artista anche un mezzo formale grazie al quale egli evita sia l’istintiva ed impressionistica percezione della natura, sia la libertà del linguaggio informale, per dare invece seguito alla necessità di riorganizzazione dello spazio e del gesto pittorico, protesi alla rifondazione delle forme e del loro significato. Le forme sono quelle della roccia, dell’albero o della radice, sono le curve dei monti e i boschi della sua valle, ma antropomorfizzati e trasformati in archetipi della storia e della figura umana. Quest’ultima, nel corso degli anni ’80, acquista progressivamente maggiore autonomia rispetto al paesaggio, divenendo l’immagine stravolta e sfuggente del corpo come presenza labile e precaria, ma reale, tra passato e futuro. In bilico tra informale e figuratività, tra presenza e assenza, la sua pittura si carica adesso di una forte tensione e si fa concitata per grumi, macchie e segni. La tela diventa il luogo di uno scontro tra le forze contrarie di costruzione e di destrutturazione della figura, di affermazione e di negazione, che si conclude nella fugace rivelazione di una presenza non immediatamente percepibile all’occhio, fissata un attimo prima del suo definitivo azzeramento. È la testimonianza, metafora stessa del dipingere come del vivere, della vita come continuo tentativo di dare ordine al caos, di resistere alla dispersione di senso, nella ricerca di un pensiero che non si adegui a un’accezione puramente pragmatistica dell’arte. Una drammaticità che si stempera negli ultimi suoi lavori dove, con il riaffermarsi degli elementi di paesaggio, si assiste a una sorta di liberazione del gesto e scarnificazione del segno, con conseguente riappropriazione di una tavolozza più chiara e fresca.

Opere: Lugano, Museo Cantonale d’Arte; Lugano, Museo Civico di Belle ArtiBellinzona, Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri; Locarno, Pinacoteca comunale Casa Rusca; Chiasso, Collezione Comunale.

Claudio Guarda, 1998

 

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http://samgabai.com/gabai/

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Fotografie di GABAI Samuele

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