Biografia

Cesare Lucchini, nato il 10 luglio 1941, dopo gli studi superiori a Bellinzona, si trasferisce a Milano per frequentare l’Accademia di Brera dove si diploma nel 1965. A partire da questa data, pur tenendo uno studio anche in Ticino, vive e lavora nella capitale lombarda; nel frattempo compie numerosi viaggi di studio in Europa. Nel 1985 soggiorna per alcuni mesi a New York. Lasciato definitivamente lo studio di Milano nel 1988, apre un secondo atelier prima a Düsseldorf e poi a Colonia, alternando con regolarità periodi di lavoro in Germania ad altri in cui ritorna in Ticino, nella «fabbrica» di Bruzella. Tra le numerose mostre personali si segnalano in particolare quelle alla Pinacoteca comunale Casa Rusca di Locarno e al Musée d’art et d’histoire di Neuchâtel nel 1992, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1993; sue opere figurano regolarmente alle fiere internazionali, dall’Art di Basilea a quelle di Colonia e Francoforte.

Avviatosi dentro il solco del naturalismo lombardo, ma con il pensiero già attento alla lezione di Nicholas De Staël, fin dai primi anni ’60 è evidente nei dipinti di Cesare Lucchini la ricerca di una immagine più leggibile e di una sintassi più sorvegliata nell’intento di distanziarsi da una pittura informale troppo emotiva. Un processo di infrenamento che egli accentuerà a partire dal 1964, concedendo sempre più spazio all’invadenza massificante dei «beni di consumo», sottoposti a ingrandimento e resi con campiture fredde; ma anche presto mitigato, attorno agli anni ’70, dal ritorno ad una resa più tonale e atmosferica di oggetti quotidiani, con il loro alone di ombre e di risonanze interiori. Tale percorso approderà alla serie degli Interni (1975–1980),camere ammobiliate o corridoi, luoghi del vissuto, ma colti dall’artista in prospettive fortemente contratte o incombenti, evitando dunque l’insidia dell’intimismo per caricarli invece di scabra essenzialità e di una marcata connotazione esistenziale. La luce, protagonista della tela, accende di sé lo spazio, s’ingruma nella materia-colore data per rapidi colpi e tacche che costruiscono la dinamica compositiva del dipinto. Seguirà poi la serie degli Atelier (1980–85),caratterizzata dal vistoso ampliamento dei formati, di norma orizzontali, e dal conseguente rinnovamento sia dello schema compositivo che del colore non più inteso come amalgama di materia-luce, ma quale elemento di scansione di superfici in successione dentro una spazialità che va facendosi progressivamente più libera, fluttuante ed emotiva. Lucchini va oltre la trasposizione descrittiva delle cose: lo spazio fisico si dissolve a favore di uno spazio psichico prettamente pittorico, rivissuto cioè attraverso l’emozione e il ricordo, suscitato dal ritmo compositivo e dalle libere assonanze del colore. 

Nel corso degli ultimi anni ’80 la pittura di Lucchini abbandona definitivamente qualsiasi richiamo diretto ad una realtà tridimensionale esterna, per dare empito al portato emozionale del gesto, del ritmo e del colore; un processo che si accentua con il recupero delle tecniche neo-informali sulla bidimensionalità della tela, ma che in lui conserva pur sempre traccia o memoria di uno spazio o di una presenza umana. Che è appunto caratteristica centrale dell’ultima sua pittura, costruita con libertà di segno e di colore, attorno a una «quasi testa», vero fulcro, anche se perlopiù scentrato, del quadro.

Opere: Basilea, Schweizerische National-Versicherungs-Gesellschaft; Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Colonia, Nordstern Versicherung; Lugano, Museo cantonale d’arte.

Claudio Guarda, 1998

 

Link:

https://www.cesarelucchini.ch/

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Fotografie di LUCCHINI Cesare

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