Biografia

Carlo Agostino Meletta, ∗ 28.8.1800 Loco (Onsernone),† 6.8.1875 Bormio. Carlo Agostino Meletta vive a Loco, dove lavora come insegnante di disegno. Pittore autodidatta, si dedica prevalentemente ai ritratti e alla pittura religiosa. Le sue opere si possono ammirare nelle chiese di Loco e Gordevio in Ticino. Meletta muore nel 1875 in seguito ad una caduta da un'impalcatura nella chiesa di San Nicolao a Bormio.

 

  • ANGELO CASÈ •  Il romanzo di un artista valligiano: CARLO AGOSTINI MELETTA (1800-1875),PITTORE DELL'ONSERNONE

Carlo Agostino Meletta. Chi era costui? Non certo un letteratone d'altri tempi; ché, altrimenti, molti ne avrebbero letto o sentito il nome, anche al di fuori degli intenditori di cultura e di arte, tra i quali v'è pure chi onestamente contessa d'averne ignorato tino a ieri, appunto, il nome. Immaginarsi i comuni mortali, come noi, quando si pensi agli «scarni appunti» apparsi qua e là, in giornali e riviste sulla tigura dell'uomo di cui parliamo. I quali appunti bastano comunque per una prima sommaria conoscenza. Per Aldo Crivelli, Meletta Carlo, da Loco, è «il pittore popolaresco deIl'Onsernone»; per Ugo Donati è « pittore istintivo non comune»; Alexandre Cingria ha scoperto nei ritratti di Meletta «une candeur naïvement précieuse»; Piero Bianconi dice che «le sue tele insieme incantano e quasi inquietano»; Virgilio Gilardoni parla di «puntiglioso realismo ritrattistico» e di «gusto artigianesco nella descrizione del costume»; Nando Snozzi mette a fuoco il suo giudizio affermando che, nel dipinto « Donna onsernonese», emerge «la maestria di dare all'espressione l'eleganza femminile, come se lo sguardo dovesse racchiudere tutto l'universo»; Giuseppe Martinola ha lo scrupolo di stabilire con esattezza le date della nascita e della morte: 1800-1875; mentre Sergio Tamburini cosi si rammarica: «Di questo pittore vallerano poco si sa e poco si è scritto. Nessuno ancora si è preso la briga di studiarne la vita e le opere». Ma ecco che, a colmare - come s'usa dire - la lacuna, arriva un bel libro di Angelo Casè, dedicato proprio a Carlo Agostino Meletta, pittore de//'Onsernone. Un libro che costituisce una novità per più ragioni. Esso inaugura infatti, nel nostro piccolo mondo letterario, un nuovo genere di scrittura sutle cose d'arte, quello che chiameremo della storia dell'arte romanzata; in secondo luogo, l'Autore ha scelto un metodo di ricerca originale, facendo rivivere il Meletta nei suoi atteggiamenti di artista vallerano e di uomo, seguendo le poche tracce superstiti e ricuperando vicende avvenute un secolo e mezzo fa. Quello di Angelo Casè non è un elenco di aride notizie e neppure il suo giudizio è quello del critico d'arte: è invece il racconto dell'osservatore attento, che interpreta una vita, un mondo e un'epoca attraverso le espressioni pittoriche, confidenze impareggiabili dei sentimenti di un artista. la conseguenza di questo metodo di lavoro appare subito evidente fin dalle prime pagine del libro: mentre negli scritti specialistici sulle cose dell'arte l'artista appare al lettore come morto e sepolto per sempre, Carlo Agostino Meletta nel libro di Casè sembra tornare fra noi, o perlomeno fra la sua gente d'Onsernone, a rivivere le vicende del primo Ottocento vallerano e quelle, più intime, della sua vita, come il primo incontro, su per i coltivi al tempo della segale, con l'Elena, figlia di Giovanni Peverada, che diverrà poi sua sposa. E con lui torna a nuova vita la gente della sua valle: personaggi che acquistano sulla tela una interiore nobiltà nell'espressione dei volti e delle pose contegnose, accentuata dalla ricchezza dell'abbigliamento, dagli anelli con pietre incastonate, dalle cinture rabescate, dai colletti ricamati con motivi floreali. Sembra di assistere, per gli uomini, a una stilata di generali. Invece è gente di lì o, per non andar lontano, delle Terre di Pedemonte. Ma per le donne il discorso è diverso: sui loro volti, anche quelli giovanili, c'è quasi sempre il segno delle quotidiane peripezie e della rassegnazione, come su quello di Maria Marta Lucchini, «vecchia terribile nella sua pena: una sofferenza fisica macerata lentamente e solidificatasi sull'epidermide da cariatide». L'interpretazione che Angelo Casè dà di questo ritratto e il racconto immaginoso delle circostanze in cui è nato sono insieme uno stupendo esempio di esegesi e di bravura narrativa. Già altra volta, per la verità, Angelo Casè ebbe «l'idea di mettere in un racconto la figura onesta e popolare di un pittore». E fu nel 1967, quando diede alle stampe la biografia di Bruno Nizzola, anche lui onsernonese e originario di Loco; una biografia - come scrisse allora A. U. Tarabori - «piena di commozione e di poesia». Ma allora le cose andarono diversamente, perché il personaggio del suo libro era n, in via Monteguzzo, gli poteva parlare, poteva «farlo cantare», fargli svelare i suoi segreti. E anche i quadri erano poco distante, esposti nella Casa del Negromante. Per Carlo Agostino Meletta, invece, occorreva tornare indietro di un secolo e mezzo e più, compiere delle ricerche rese difficili dalla quasi assoluta mancanza di documenti, chiedere collaborazione ai proprietari dei quadri, interrogare la gente vallerana. Giocoforza perciò affidare per buona parte il racconto all'immaginazione, se non proprio alla fantasia, risalendo, attraverso i racconti orali uditi dagli anziani e sulla scorta dei ritratti, per la maggior parte datati, ai diversi momenti dell'attività del pittore, il quale ha trovato sbocchi, per così dire, anche ali' estero: in Vallemaggia, a Gordevio, per esempio, e in Valtellina, dove la vita di Carlo Agostino Meletta avrà tragica fine a Val Furva di Sondrio. Il libro di Casè ha un duplice valore e significato, già ravvisati in una stesura ridotta dell'opera, che risultò vincitrice del Premio Melisa per inediti, nel 1979. Nella motivazione della Commissione giudicatrice si legge infatti che «il lavoro di Casè si è imposto per la conoscenza sicura e approfondita dell'argomento, l'organica stesura e la sensibilità dell'analisi che si avvale pure di felici doti di scrittura ( .. . ),proponendosi come la prima e compiuta monografia su un artista minore e popolare del nostro Ottocento certamente degno di attenzione e di studio per il valore della sua opera, ma anche per il valore di testimonianza di vita e di costume per la società valligiana in cui ha operato e in generale per la storia civile e culturale del Ticino in quel periodo». Ora che quella prima stesura del libro di Angelo Casè è diventata un piccolo romanzo, non v'è dubbio sull'accoglienza che gli sarà riservata da tutti quanti, nel Ticino, amano ricercare nelle vicende del nostro passato di gente valligiana e nella vita delle generazioni trascorse, quasi sempre tormentata da stenti, tribolazioni e quotidiane rinunce, molte ragioni della vita presente.

Cleto Pellanda

Angelo Casè: Carlo Agostino Meletta (1800-1875),pittore dell'Onsernone (Edizioni Poncioni SA, Losone),  1982 

 

 

Link: 

 

https://unterwegs.sob.ch/it/service-providers/museo-onsernonese

https://www.museonsernonese.ch/

https://www.ticino.ch/it/commons/details/Chiesa-dei-SS-Giacomo-e-Filippo-e-ossario/4698.html

 

 

 

 

 

 

 

 


Fotografie di MELETTA Carlo Agostino

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