Aldo Pagani, * 4.2.1937 Morbio Superiore - Ticino, † 17.2.2020 Morbio Inferiore. Insegnante, disegnatore e pittore. Disegno a matita e a china, pastello, pittura ad olio e tecnica mista.
Alla Sala del torchio di Balerna una personale del pittore Aldo Pagani: "Un lungo colloquio con pa propria terra"
Aldo Pagani si è regalato questa mostra per i suoi 80 anni, un’antologica in cui ha selezionato e raccolto le opere di 50 anni di lavoro. Pagani vive a Morbio ed è nato e cresciuto vicino alla sontuosa Villa vescovile di Balerna. L’importanza della pieve balernitana nei secoli è testimoniata dai magnifici stucchi che decorano la Sala della Nunziatura, proprio sopra la Sala del Torchio dove si tiene la mostra. Tra Morbio e Balerna, troviamo il parco delle Gole della Breggia, un importante sito naturalistico e geologico, inscritto nell’Inventario dei siti e dei monumenti di importanza federale. Cresciuto accanto a queste gole, Aldo Pagani racconta di quando bambino si tuffava felice nel torrente. Forse, pensiamo, non ha mai smesso di farlo. Le opere in mostra, 50 oli e alcuni disegni, tranne qualche raro lavoro che ha per oggetto la Sardegna o le Cave di Arzo, hanno origine dall’appassionata immersione nel luogo dove è nato.
Molte persone abbandonano per sempre il loro luogo di nascita senza rimpianto, ma nel suo caso sarebbe impossibile: la sua è la relazione di un’innamorato. Le immagini esposte sono tutte diverse, ma il soggetto, colto in infinite angolazioni visive, in momenti sempre diversi è sempre uno. In un lungo percorso espressivo Pagani restituisce immagini elaborate in decenni. Vi senti un muto costante colloquio con la natura: sono pareti, rocce, anfratti, gole, sempre gli stessi, ogni volta diversi. Il pittore imposta con sicurezza composizione e impianto spaziale, i colori mutano gioiosamente, possono essere molto caldi o molto freddi, inseguono con ostinazione la luminosità, avverti che rocce, fiume, gole, sassi, anfratti contengono segrete proiezione di emozioni, diventano angoli interiori. Non avrebbe molto senso etichettare questi lavori da un punto di vista stilistico, fra concretezza e interpretazione, ma guardandoli non si può non ricordare l’Astrattismo, che rinuncia alla raffigurazione dell’oggetto creando un’altra dimensione, o il Cubismo che ai primi del 900 alla rappresentazione imitativa del reale contrapponeva volumi geometrici autonomi e puri. Pagani deve avere umilmente guardato a quei maestri, essersi nutrito del loro insegnamento, ma è sempre rimasto fedele a una sua spontanea guida interiore. In un modo dell’arte dove tutti gridano e cercano visibilità, di carattere schivo e riservato, meditativo e riflessivo, il pittore ha lavorato quotidianamente, con costanza e metodo. Le opere hanno formati diversi, medie o grandi dimensioni, ma ritiene di avere raggiunto il massimo solo con le piccole tavolette di legno in esposizione, di 20-30 cm, dalla struttura complessa e dall’intensa colorazione: appassionato cultore della musica classica, le ha chiamate «Péchés de vieillesse», ispirandosi a Rossini, che con questo nome compose dei brani assolutamente poco noti e bellissimi.
Vi è un aspetto a cui ci rende attenti Dalmazio Ambrosioni. Il pittore Pagani è stato un vero anticipatore culturale. Oggi non pochi artisti esprimono la necessità di approfondire il rapporto con il luogo a cui appartengono. Nei primi anni 70, quando Pagani iniziava la sua carriera erano in pochi a mettere al centro della loro poetica in modo così ricorrente e determinato l’amore per la terra in cui erano nati.
11/09/2017
Eliana Bernasconi
Aldo Pagani, la Breggia e altro
Mi piace ricordarlo così. Con questa parete sospesa tra le gole della Breggia e il cielo. Un intarsio di azzurri per riunire nel ricordo i giorni felici dell’infanzia, la passione per la pittura coltivata fino all’ultimo, l’amore per la musica, la dedizione alla scuola. Docente, diceva, e appena possibile pittore. Aldo Pagani, spentosi poche settimane fa a 83 anni nella sua casa di Morbio sopra, ha declinato la sua importante, intensa stagione pittorica (dipinti e pastelli, acquarelli e chine, sanguigne e incisioni) su un luogo fisico e ideale ad un tempo, la Breggia e le sue impervie gole. Ha racchiuso la sintesi e la metafora di tutte le immagini possibili in quell’impressionante scenario di profonde gole, cascate, pozze, forre e rocce, luogo impervio e spettacolare anche per i contrasti cromatici tra le varie stratificazioni rocciose, che avrebbe ispirato Giacomo Puccini nella e dove, nel gennaio del ’41, fu trovato senza vita il corpo di Kurt Wiemken, grande e tragico artista del RotBlau. La Breggia è stata il suo microcosmo per eccellenza, il piccolo, irresistibile mondo dell’adolescenza, ma anche luogo dello spirito da cui è partito l’interesse per l’arte, irrobustito poi dagli insegnamenti di Padre Ugo al Papio di Ascona, di Giuseppe Bolzani per la pittura e Piero Bianconi per la storia dell’arte. Per decenni ha avuto lo studio in una vecchia casa colonica di Casate di Novazzano, poi a lungo a Chiasso.
Più di cinquant’anni di pittura lungo un percorso espressivo vivacemente attento alla storia dell’arte, dal preRinascimento alle stagioni contemporanee, ricercando tra informale, astrattismo, cubismo e soprattutto in un lirico espressionismo i modi per raffigurazioni non convenzionali né imitative. Ha inseguito, quasi pedinato nella pittura l’incontro tra attualità e storia, tra realtà e dimensione interiore. Aldo Pagani ha trovato e rinsaldato le ragioni del dipingere in una sorta di reciproco inseguirsi tra interno ed esterno, tra esperienza soggettiva e realtà, visibile e invisibile.
Le sue opere prendono consistenza dal ritmo, da una sorta di danza, di brioso contrappunto attorno ad un microcosmo (accanto alle gole della Breggia anche le cave di Arzo) nel quale ha concentrato le stagioni della vita tra realtà e sogno, certezze ed aspirazioni. Il suo lavoro è ritmato da due elementi essenziali in pittura, la luce e il colore. Rocce, pareti striate, cave, muri, venature, macchia rossa, salti e cascatelle, pozzi, lo scorrere e i ristagni d’acqua baluginano di colori chiari, primaverili, sorgivi, verrebbe da dire rinascimentali, Beato Angelico e dintorni, su su fino a Turner e a tracce di Surrealismo. Colori pieni, consapevoli, recuperati dall’intensità di ricordi, nostalgie, sogni, aspirazioni, sussulti, movimenti dell’animo. Dalle sorprese della natura e del territorio, i tagli di sole nell’acqua, i giochi di luci ed ombre, il gioioso contrappunto dei colori. Insomma una realtà felicemente rivisitata, reinterpretata attraverso i passaggi interiori di una lettura ad un tempo spontanea e dotta del territorio.
Link:
https://lanostrastoria.ch/entries/BgWA3Bbqn4O

Pagani Aldo, "Breggia", Collezione d’arte del Comune di Balerna

Pagani Aldo, "Tetti di via Fontana", 1970, olio su tela, 70x50 cm, Collezione d’arte del Comune di Balerna

Pagani Aldo, "Verso Tremona", 1982, olio su tela, 35 x 50 cm, Collezione d’arte del Comune di Balerna
