Biografia

 

Piergiorgio Piffaretti, nome d’arte Piff - 1943 - è artista versatile e prolifico.  La sua produzione è ricchissima, oltre 12 esposizioni personali e la partecipazione ad un centinaio di collettive in Svizzera e all’estero, alle quali vanno aggiunte un numero e una varietà considerevole di opere pubbliche e private: murales, graffiti, affreschi, rilievi, sculture. Da sempre, per una sua insofferenza congenita, Piff sfugge alle gabbie dell’ufficialità e delle tendenze in auge. La sua ricerca, sorretta da un estro indiscusso, si muove liberamente tra tecniche tradizionali e nuove forme di espressione che gli permettono invenzioni originalissime, ma anche approfondimenti su filoni tematici di lunga durata.

Presso il Municipio di Bioggio, PIFF ha deciso di esporre “quadri incorniciati”: occorre precisarlo, perché in una delle sue ultime esposizioni, capovolgendo le regole, ha presentato una serie di dipinti che invece di essere delimitati dalla cornice, stanno all’esterno, come se avessero deciso di evadere da uno spazio troppo angusto, fagocitando poi la stessa cornice rimasta vuota e atrofizzata. Parecchie tra le opere esposte riprendono i paesaggi del Mendrisiotto, un tema molto caro all’artista. Sono dipinti all’acquarello e collages, 60x80 cm, dal tratto personale e inconfondibile, privi di ogni retorica. Gli elementi che li compongono - tronchi d’albero, pali, ceppi di vigna e filari - scandiscono il ritmo creando un susseguirsi di arsi e tesi che richiamano la notazione musicale. Una sinfonia di colori raffinati - il marrone dei legni nelle sue infinite gradazioni, gli ocra della terra, i verdi delle colline e il viola-blu delle uve dentro ai tini - che si espandono sfumandosi uno nell’altro. È un mondo di solidità e di trasparenze, che emana forza e poesia insieme.

Ma poi, a turbare la quiete e la famigliarità dei luoghi, irrompono alcune opere che l’artista ha chiamato Exodus: si ispirano alle tragedie sul mare dei migranti. Le opere raccontano di moltitudini anonime, rappresentate da figurine umane standardizzate, di pochi centimetri, in materiale plastico. I corpi sembrano galleggiare inerti sulla superficie della tela creando l’effetto di un bassorilievo, un groviglio umano ricoperto da una densa coltre di colore: il nero della morte, il blu oltremare delle acque profonde che li inghiottono o il bianco che per molti popoli africani è il colore del lutto e del dolore.

PIFF conosce l’Africa, ma non solo: ha viaggiato in molti altri paesi alla ricerca di visioni inconsuete, di incontri e di nuove suggestioni in grado di stimolare e alimentare quello stato di grazia e quella voglia di fare che chiamiamo ispirazione. E ad ogni ritorno corrisponde, immancabilmente, un periodo fecondo: le terre laviche di Lanzarote – per esempio - o le barche, i villaggi e le sardine del Portogallo, la grandiosità del deserto di Atacama ... poi, ciclicamente, torna alle colline che stanno attorno al suo atelier ... Ma è irrequieto e curioso, PIFF, e anche quand’è a casa è sempre in movimento: muoversi, gli è necessario come l’aria.

 


Fotografie di PIFFARETTI Giuseppe Piff

Art Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUCArt Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC
  • Art Gallery L'UOVO DI LUC

© 1999 - 2018 Art Gallery L'UOVO DI LUC | Spazio Arte Mappale 249 | Via Virano | 6814 Cadempino