Biografia

 

Piergiorgio Piffaretti, in arte PIFF, nasce il 25 novembre 1942 nella casa paterna ad Arzo. Dopo le scuole dell’obbligo ad Arzo frequenta la Scuola cantonale dei pittori a Lugano dove, nel 1960, vince il premio Maraini. In seguito frequenta l’Ecole Cantonale des Beaux-Arts di Losanna e i corsi di pedagogia all’Università conseguendo, nel 1964, il diploma di docente di disegno. Nel 1965 viene nominato insegnate presso il Centro scolastico delle industrie artistiche di Lugano contribuendo all’impostazione dell’allora nuova scuola d’arte applicata con l’ideazione dei corsi base. Per oltre 35 anni ne segue attivamente lo sviluppo fino all’anno del suo pensionamento nel 2002. Accanto alle attività collegate all’insegnamento svolge un importante lavoro artistico come pittore, incisore e scultore. A partire dagli anni 70 realizza scenografie per alcune emissioni culturali e d’informazione per la Televisione della Svizzera italiana a Lugano collaborando in seguito ai film, ambientati nel Mendrisiotto e denominati “Racconti spontanei”, del regista Bruno Soldini.

Fra i numerosi viaggi, intrapresi durante tutta la sua vita sono importanti i soggiorni in Africa, sulle isole della Guinea Bissau, che lo hanno avvicinato alle culture primitive e all’arte istintiva. Molteplici i viaggi attraverso l’Europa e nel mondo: Cina, Canadà, Marocco, Argentina, Cile, India, Cuba…

Vive con la sua famiglia ad Arzo dove lavora assiduamente nel suo atelier situato in un annesso nel giardino.

Ha fatto 12 mostre personali e ha partecipato a un centinaio di collettive in Svizzera e all’estero. Molteplici le esecuzioni di opere pubbliche e private fra le quali l’arredo Sacro di Presenza Sud a Mendrisio interamente realizzato in vetro e in marmo di Peccia.
Numerose opere sue si trovano in collezioni pubbliche e private in Svizzera e all’estero.
Nel 1982 gli viene assegnata la borsa federale per la pittura.

Di lui il critico d’arte Gualtiero Schönenberger scrive:
E’ una pittura che rifugge dallo sperimentalismo contemporaneo anche se non guarda al passato. E’ agli antipodi della “non arte”, perché ancorata, con convinzione, al “far pittura”, come di chi non può fare diversamente: comunicare la bellezza attingendo al tesoro delle proprie emozioni, attraverso la propria capacità – anche tecnica – di tradurla sul foglio.

 

La sua produzione è ricchissima, oltre 12 esposizioni personali e la partecipazione ad un centinaio di collettive in Svizzera e all’estero, alle quali vanno aggiunte un numero e una varietà considerevole di opere pubbliche e private: murales, graffiti, affreschi, rilievi, sculture. Da sempre, per una sua insofferenza congenita, Piff sfugge alle gabbie dell’ufficialità e delle tendenze in auge. La sua ricerca, sorretta da un estro indiscusso, si muove liberamente tra tecniche tradizionali e nuove forme di espressione che gli permettono invenzioni originalissime, ma anche approfondimenti su filoni tematici di lunga durata. 

Presso il Municipio di Bioggio, PIFF ha deciso di esporre “quadri incorniciati”: occorre precisarlo, perché in una delle sue ultime esposizioni, capovolgendo le regole, ha presentato una serie di dipinti che invece di essere delimitati dalla cornice, stanno all’esterno, come se avessero deciso di evadere da uno spazio troppo angusto, fagocitando poi la stessa cornice rimasta vuota e atrofizzata. Parecchie tra le opere esposte riprendono i paesaggi del Mendrisiotto, un tema molto caro all’artista. Sono dipinti all’acquarello e collages, 60x80 cm, dal tratto personale e inconfondibile, privi di ogni retorica. Gli elementi che li compongono - tronchi d’albero, pali, ceppi di vigna e filari - scandiscono il ritmo creando un susseguirsi di arsi e tesi che richiamano la notazione musicale. Una sinfonia di colori raffinati - il marrone dei legni nelle sue infinite gradazioni, gli ocra della terra, i verdi delle colline e il viola-blu delle uve dentro ai tini - che si espandono sfumandosi uno nell’altro. È un mondo di solidità e di trasparenze, che emana forza e poesia insieme.

Ma poi, a turbare la quiete e la famigliarità dei luoghi, irrompono alcune opere che l’artista ha chiamato Exodus: si ispirano alle tragedie sul mare dei migranti. Le opere raccontano di moltitudini anonime, rappresentate da figurine umane standardizzate, di pochi centimetri, in materiale plastico. I corpi sembrano galleggiare inerti sulla superficie della tela creando l’effetto di un bassorilievo, un groviglio umano ricoperto da una densa coltre di colore: il nero della morte, il blu oltremare delle acque profonde che li inghiottono o il bianco che per molti popoli africani è il colore del lutto e del dolore.

PIFF conosce l’Africa, ma non solo: ha viaggiato in molti altri paesi alla ricerca di visioni inconsuete, di incontri e di nuove suggestioni in grado di stimolare e alimentare quello stato di grazia e quella voglia di fare che chiamiamo ispirazione. E ad ogni ritorno corrisponde, immancabilmente, un periodo fecondo: le terre laviche di Lanzarote – per esempio - o le barche, i villaggi e le sardine del Portogallo, la grandiosità del deserto di Atacama ... poi, ciclicamente, torna alle colline che stanno attorno al suo atelier ... Ma è irrequieto e curioso, PIFF, e anche quand’è a casa è sempre in movimento: muoversi, gli è necessario come l’aria.

Link:

https://www.google.com/search?biw=1344&bih=731&tbm=isch&sa=1&ei=bLpaXIZMxMnAAraRu5gM&q=piffaretti+piergiorgio&oq=piffaretti+piergiorgio&gs_l=img.3.0.0i8i30.4335.8548..9325...0.0..0.83.1101.15......1....1..gws-wiz-img.xzzyyTPTFXQ

https://www.bioggio.ch/Vernice-mostra-Bruno-Soldini-Piergiorgio-Piff-Piffaretti-89413300?vis=2

http://www.apst-ticino.ch/?page_id=6297

 

 

 


Fotografie di PIFFARETTI Piergiorgio Piff

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