Biografia

Nato a Versecz il 18 agosto 1900, allora Ungheria meridionale, Imre Reiner lascia ad appena 15 anni la casa paterna per Zalatna in Transilvania, dove frequenta grazie ad una borsa di studio la scuola di scultura statale. Al termine della guerra, alla caduta dell'impero Austro-ungarico, si trasferisce a Budapest dove lavora come scultore. I disordini politici del 1919 lo inducono a lasciare la città per Francoforte sul Meno: i radicali cambiamenti di questo trasferimento portano all'abbandono dell'attività scultorea che dal 1931 sarà definitivo. Dopo aver frequentato per un semestre la Kunstgewerbeschule, si reca, nel 1921, a Stoccarda dove continua gli studi nella locale scuola d'arte e mestieri, più tardi accademia, sotto la guida di Ernst Schneidler (1882-1956) uno dei maggiori creatori di caratteri tipografici del tempo. In questo periodo pubblica i primi libri illustrati da incisioni e conosce Hedwig Bauer che sposerà nel 1931 a Parigi. Nel 1923 incontra, su invito, Paul Klee al Bauhaus di Weimar. Poco dopo parte per gli Stati Uniti dove trova lavoro come scalpellino a New York, poi, dal 1924 al 1925 a Chicago. Rientrato in Europa, si stabilisce nuovamente a Stoccarda dove si occupa di disegno industriale. Appena ha i mezzi acquista una proprietà in Ticino. Da questa data ai tardi anni '60 Imre Reiner sviluppa una quindicina di caratteri tipografici che troveranno ampia applicazione conferendogli una rinomanza internazionale. Il degrado politico e morale tedesco lo porta nell'agosto 1930 a lasciare definitivamente la Germania: si reca dapprima a Parigi dove resta fino all'agosto del 1931, poi si stabilisce in modo definitivo nella sua Villa Sassa a Ruvigliana che lascerà in seguito solo tre volte: per alcuni mesi tra il 1936 ed il 1938 per eseguire lavori di grafica presso stampatori ed editori a Londra, tra il 1942 ed il 1943 per lavorare presso l'editore Schwabe di Basilea, nel 1950, per poco più di un anno, per collaborare quale co-redattore di una rivista mondiale per l'arte dell'Unesco a Parigi. A Ruvigliana svolge la sua opera pittorica su oltre trent'anni fino alla sua scomparsa, il 22 agosto 1987. Imre Reiner ha scritto 11 saggi sulla tipografia, tutti editi negli anni '40, e ha illustrato 39 libri con silografie ed incisioni. Dal 1922 ha tenuto oltre 50 personali in Svizzera e all'estero. In Ticino ha esposto alla Galleria Europa di Lugano nel 1966, alla galleria Mosaico di Chiasso nel 1969, 1973, 1974 e nel 1977, alla Villa Malpensata di Lugano nel 1974, alla Biblioteca Cantonale di Lugano nel 1976 e nel 1980, al Convento del Bigorio nel 1978, alla Galleria l'Immagine di Mendrisio nel 1980 e nel 1982, al Museo d'Arte di Mendrisio nel 1985. La Galleria La Colomba di Lugano gli ha dedicato una postuma nel 1989.

http://de.wikipedia.org/wiki/Imre_Reiner

http://www.google.ch/images?hl=it&q=imre+reiner&rlz=1W1ADBR_de&um=1&ie=UTF-8&source=univ&sa=X&ei=JFuaTejIKdGcOtKVwacH&ved=0CCwQsAQ

http://museo.mendrisio.ch/it/mostre/archivio-mostre/mostre-1980-1989/mostre/imre-reiner.html

https://www.google.ch/search?q=imre+reiner&sa=N&tbm=isch&tbo=u&source=univ&ved=0ahUKEwjHxaG2zKXaAhUK6xQKHfd_A4Y4ChCwBAgl&biw=1344&bih=736

 

https://www.bibliotecafratilugano.ch/content/fogli/27-27/Fogli_27-2006.pdf

Alessandro Soldini: Imre Reiner pittore di carattere (pagine 47-51); Il testo è stato letto in occasione dell’inaugurazione, nel porticato della biblioteca, della mostra Imre Reiner pittore di carattere, la sera del 15 ottobre 2005.

 

Il pittore Renzo Ferrari (Cadro 1939) così si esprime su Dobrzanski:

In storia dell’arte contemporanea e anche territoriale anagraficamente prima di Lei c’è Edmondo Dobrzanski. Che rapporto ha avuto con questo pittore?
C’è una frase che mi diceva e che ripeto: “vorrei fare una fantastische kunst”. Era già una bella complicità. Diciamo che c’è stata con lui grande stima. Il rapporto con Dobrzanski negli anni delle mostre che fa in quella galleria importante che fu ‘Nord-Sud’ – con Francese, con Morlotti – era di grande apprezzamento, ma con delle riserve. Lui è stato un artista esplicitamente politico, anzi storico, ma con il piacere di esprimersi con una alta matericità, io stavo già sviluppando una pittura dello ‘smagrimento’, avevo già incontrato lapop art. Trovo in lui un certo eccesso materico, ma è una presenza importante, mi serve anche per capire cosa non fare, tuttavia fascinato dalla componente che sviluppa in modo grandioso. Prima i grandi quadri che presenta all’Expo di Losanna nel ’64 e infine la ripresa del grande formato negli anni Settanta e negli anni Ottanta, il Day AfterNotiziario europeoCimitero sul Carso. Sta a confronto con tedeschi come Kiefer, impressiona per i grandi formati, la dilatazione, la monumentalità. Sono quadri che potresti inscrivere nella categoria dell’engagement, in realtà hanno un pathos potente per come è gestito il movimento magmatico della materia, densi di tensione per la situazione di disordine che va ben oltre  qualsiasi tipo di intenzionalità. Ho sempre presenti i suoi disegni, gli straordinari pastelli a cera che chiamava ‘matite grasse’ e questa idea che lui ha della macchina! La sua macchina è una macchina bellica, la mia è soft, elettronica.
C’è stata con Edmondo una frequentazione continua negli ultimi tempi. Veniva qui a Cadro a trovare la figlia Prisca. Aveva un suo modo di parlare, smozzicato, povero di termini e anche una sua lingua. Guai però a sottovalutare la sua intelligenza tutta intuitiva! Ti fulminava con improvvisi giudizi illuminanti.


Fotografie di REINER Imre

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