Biografia

Max Uehlinger (* 28.6.1894 Zurigo, † 3.2.1981 Minusio). Di famiglia agiata, nel 1907 si trasferisce a Basilea. Nel 1913 è a Zurigo, dove studia per pochi mesi architettura. Matura la vocazione per la scultura e apprende a intagliare la pietra da Otto Kappeler (1916). Nel 1918 sposa Emma Gobbi, leventinese, e con lei si stabilisce a Basilea, dove collabora con Carl Burckhardt (1918-19). Nel 1920 si reca a Parigi per frequentare il corso di Emile-Antoine Bourdelle all’Académie de la Grande Chaumière e, in seguito, quello di Marcel Gimond all’Académie Colarossi; rende visita ad Aristide Maillol. Nel 1924 si stabilisce a Minusio, dove costruisce la sua casa e il suo atelier. Disponibile e generoso, stringe legami sia con artisti ticinesi – tra cui Bruno Nizzola, suo amico fraterno, e Giuseppe Foglia – sia con confederati residenti nel Ticino (Ugo Cleis, Fritz Pauli) o giunti in visita (Rudolf Maeglin, Carl Roesch, Jacob Probst). Bene integrato, si dedica anche alla politica locale. Esegue impegnativi monumenti pubblici a Basilea (Il traghettatore, 1928),Sciaffusa (Johann Jakob Rüeger, 1938-39; Il conciatore, 1942; Johann Conrad Fischer, 1951-52; Johannes von Müller e Johann Georg Müller, 1958),e a Neunkirch (La Mietitrice, 1940). Nel 1930-35 decora l’interno della chiesa di S. Antonio a Basilea. Grazie ad amicizie e viaggi, mantiene contatti con il mondo artistico d’oltralpe. Di carattere riservato, espone di rado; due le maggiori retrospettive: a Minusio nel 1984 e a Mendrisio nel 2008.

Collaborare all’esecuzione della grande fontana Rhein und Wiese di Burckhardt, portatore di un rinnovamento nella scultura svizzera, consente a Uehlinger di indirizzarsi verso una ricerca di sintesi plastica in linea con un credo modernista. Ne è conseguenza naturale il soggiorno parigino: un iter formativo, quello segnato dal magistrato della grande triade francese Rodin-Bourdelle-Maillol, quasi di norma tra gli scultori svizzeri del primo Novecento. Il concetto fondamentale di architettura nella composizione scultorea, desunto da Bourdelle, si esprime al meglio nella sua prima opera pubblica, Il traghettatore, e poi nella Via Crucisrealizzata per la chiesa di S. Antonio a Basilea. Dall’esperienza parigina l’artista deriva anche un vivo interesse per le civiltà antiche, attestato dalla serie di piccole sculture dipinte degli anni ’20 che evocano le atmosfere di un realismo magico in voga all’epoca. Eleganza e ricercatezza formale lasciano gradualmente il posto a un’opera più austera e introspettiva. Negli anni ’40 lo scultore sviluppa lo stile severo e verista che caratterizza le opere pubbliche eseguite a Sciaffusa. Questo stesso verismo determina una decisa svolta anche nel genere prediletto da Uehlinger, il ritratto. La ricerca della sintesi, dell’equilibrio e dell’armonia, principi ispirati alla tradizione classica, si rifà alla lezione di Maillol. È soprattutto nella serie dei nudi femminili che emerge quella ricerca di naturalezza, spoglia del superfluo, che è motivo mailloliano. Tuttavia, rispetto alle opere del maestro francese, quelle di Uehlinger si contraddistinguono per un sentimento di intimità, di riservatezza. L’artista non abbandona mai il confronto con il modello e la ritrattistica dà la misura della sua sensibilità, del senso di risonanza interiore che emerge dalla sua opera. La superficie vibrante, impressionistica, benché fondata su un solido impianto strutturale, coglie un preciso, intimo tratto del carattere dell’effigiato. Il confronto prolungato con il modello, lontano da ogni formalismo o avanguardismo, svela agli occhi di Uehlinger, a partire dal 1960, l’opera di Alberto Giacometti, che certamente influisce, soprattutto nel disegno, sulla sua produzione degli ultimi vent’anni.

Opere: Basilea, chiesa di S. Antonio; Mendrisio, Museo d’arte; Sciaffusa, Museum zu Allerheiligen; Minusio, Collezione d’arte del Comune di Minusio.

Simone Soldini, 2008
 

 

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Fotografie di UEHLINGER Max

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