Biografia

Max Weiss, nasce il 16.12.1921 a Emmenbrücke e muore il il 30.7.1996 a Tremona. Figlio di Ludwig, commerciante di origine alsaziana, e di Rosa Grunder, bernese, Max Weiss entra subito in sintonia con l’ambiente rurale della sua regione. Dal 1935 al 1939 frequenta la Kunstgewerbeschule di Lucerna. Per mantenersi agli studi accudisce i cavalli della scuderia di Hans Hofer. Gli insegnanti Huttiger e Max von Moos lo indirizzano il primo verso la scultura e il secondo a staccarsi dal mero dato reale per «considerare l’altro lato delle cose», quello fantastico e immaginativo. Nel 1939 è militare al confine e nel 1943, in seguito ad un incidente, convalescente in Ticino. Nel 1945 sposa la giornalista Emilia Iten, conosciuta alla Kunstgewerbeschule, e si trasferisce a Cassina d’Agno, in Ticino, dove nascono Lorenzo, nel 1945, Petra, due anni più tardi, e Irene, nel 1951. Qui realizza le sue uniche sculture in legno e modella numerosi gessi che poi distrugge. Prime fusioni alla Fonderia Amici di Mendrisio. Dal 1947 risiede a Tremona, paese del Mendrisiotto conosciuto grazie all’amico pittore Rolf Meyer, dove stringe amicizia con scultori come Lynn Chadwick, Olivier Strebelle, Kenneth Armitage, Xavier Corbero richiamati dalle fonderie della regione. Per tre anni consecutivi, dal 1954, vince la Borsa federale di belle arti. Dalla metà degli anni ’50 partecipa a numerose esposizioni collettive in Ticino, nella Svizzera tedesca e francese (Lucerna, Kunstmuseum, 1961, 1992; Zurigo, Galleria Läubli, 1966; Stabio, Centro internazionale d’arte, 1983; Martigny, Fondazione Gianadda, 1991),e a importanti rassegne in Svizzera e Italia (Bienne, 1954, 1966, 1970, 1975; Carrara, 1962; Vira Gambarogno, 1990). Personali dal 1962 in Svizzera interna, Ticino e Spagna dove, invitato da Xavier Corbero, allestisce due mostre di successo: nel 1963 a Madrid (Museo del Prado, sala dell’Ateneo) e nel 1964 a Barcellona (Palacio della Virreina). In seguito viaggi in Italia, Camargue e Irlanda. Dalla fine degli anni ’60, oltre al bronzo e alla pietra, Weiss adotta l’alluminio come materiale per la scultura. Nel 1993 antologica nel parco di Casa Rusca a Cureglia. Nel 1997 la figlia Irene apre al pubblico l’atelier di Tremona, che conserva un importante fondo di opere dell’artista (disegni, studi, gessi originali, bronzi).

Nelle sculture di Max Weiss sono sempre presenti elementi concreti, collegati alla realtà naturale, ed elementi astratti, ovvero istinto e ragione. Essi si fondono in un equilibrio di volumi pieni e levigati che tendono al monumentale, inteso come espressione del mistero e della grandezza della natura. Sulla scia di Henry Moore, negli ampi e anch’essi monumentali disegni tracciati a inchiostro con una canna di bambù, il toro o il nudo di donna acquistano una nuova dimensione, diventano spazio, paesaggio. Dalla natura Max Weiss parte e alla natura ritorna, restituendola potenziata nella sua capacità di essere sempre e di nuovo forma e vita. 

Mosso da brillante intuito dell’originario primitivo, Weiss ambienta nello spazio volumi concreti, fisici, non allusivi o mentali, in ascolto dell’esuberanza della materia. Come nell’Orang-Utan del 1940, plasticamente intenso, e poi nelle figure femminili degli anni ’50 e ’60, influenzate dalle Pomonedi Marino Marini e sfociate nella Barbarische Venus (1955) e nell’audace e sensuale Kira (1961, Bienne, Palais des Congrès),che a causa della sua carica erotica non venne esposta al pubblico per anni. La massa scultorea dal contorno chiuso e netto si articola poi maggiormente nel passaggio dalla serie dei singoli Torsi a quella delle Steppenfiguren degli anni ’60 e ’70, fino al gruppo dei Colossidegli ultimi decenni, tanto più originali quanto più «barbari», a diretto contatto con la materia. Più letteraria la scelta del minotauro come soggetto degli ultimi anni, ma senz’altro in continuità con la ricerca di una forma al contempo semplice e complessa che non distingua animale e umano, racconto mitico ed esperienza quotidiana. 

Opere: Barcellona, Luwa Española; Bienne, Palais des Congrès; Chiasso, Credit Suisse; Emmenbrücke, Gemeindezentrum e Schulhaus Gersag; Emmenbrücke, UBS (esterno); Locarno, Scuole medie; Lucerna, Kunstmuseum; Lucerna, lungolago; Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana; Tremona, Atelier Irene Weiss; Zurigo, Kunsthaus Zürich.

Anna Pianezzola Emery, 2005, aggiornato nel 2017 

 

Link:

https://www.google.com/search?biw=1330&bih=718&tbm=isch&sa=1&ei=5DZWXJWDKsHfwQKM6ZAo&q=max+weiss+artista+tremona&oq=max+weiss+artista+tremona&gs_l=img.3...40392.42674..42937...0.0..0.121.587.7j1......1....1..gws-wiz-img.4PatJwVXcKk

https://www.agendalugano.ch/events/45375/20-dell-atelier-irene-weiss-lechleitner-2017

 


Fotografie di WEISS Max

© 1999 - 2019 Art Gallery L'UOVO DI LUC | Spazio Arte Mappale 249 | Via Virano | 6814 Cadempino