Alberto Flammer, * 25.1.1938 Muralto, † 10.11.2023 Verscio (Ticino). Suo padre, Johann Albert Flammer, era fotografo e gestiva un negozio-laboratorio in centro Locarno: “Foto Alberto”. Già a 13 anni, affascinato dal laboratorio alchemico paterno, Alberto lo frequenta quotidianamente nel tempo libero. È una scuola di raffinatezza. Da suo padre acquisisce profonde conoscenze tecniche per la ripresa, lo sviluppo e la stampa. Nasce così in lui una dedizione totale e appassionata alla fotografia che lo porterà, terminata la scuola dell’obbligo, a seguire le orme paterne.
Prima di accettarlo come apprendista, il padre lo tiene comunque un anno in prova, cosa che nel giovane Alberto accrescerà la grande stima e la riconoscenza nei suoi confronti. Alla morte prematura del padre (Alberto aveva solo 16 anni) è consapevole di dover approfondire e arricchire le sue conoscenze, intuendo che nella fotografia sono fondamentali il concetto, l’interpretazione, il linguaggio, l’estetica, la filosofia e la poesia. Per elaborare questi requisiti, nutrire la sua curiosità culturale e affinare il suo intelletto, Alberto frequenta un gruppo di artisti e intellettuali che in quegli anni animano la vita culturale del Ticino e in particolare del Locarnese, e che si riuniva al Caffè Ravelli, vicino allo studio del padre. Un vero laboratorio di idee e di consigli di lettura che contribuisce alla formazione del giovane fotografo.
Agli inizi degli anni ’60 Alberto Flammer apre il suo studio. Si dedica alla fotografia di architettura, di pittura e scultura, alla pubblicità e nel contempo a nuove ricerche artistiche personali.
Collabora alle monografie di Giovanni Antonio Vanoni, Filippo Franzoni, Giovanni Genucchi, Remo Rossi, Jakob Probst, Flavio Paolucci, Mario Botta, Ben Nicholson. Per quest’ultimo documenta fotograficamente 1200 opere in bianco/nero e a colori. Inizia a lavorare per lui nel 1958 e per una quindicina d’anni frequenta la sua casa acquisendo importanti nozioni tecniche e teoriche sulla pittura e instaurando una profonda amicizia.
A partire dagli anni settanta affianca diversi autori ticinesi lasciando con le sue fotografie un segno forte nelle pubblicazioni di quel tempo fra cui “Occhi sul Ticino” con Piero Bianconi (A. Dadò Editore, 1972); “I nostri sagrati”, con Giuseppe Mondada (ed. Società ticinese per la conservazione delle bellezze naturali e artistiche, 1974); “Pane e coltello” con testi di Piero Bianconi, Giovanni Bonalumi, Plinio Martini, Giorgio e Giovanni Orelli (A. Dadò Editore, 1975); “La processione di Gannariente” sempre con Piero Bianconi (A. Dadò Editore, 1976); “Gambarogno” con Alberto Nessi (ed. Wisniewski – Temml, Caviano, 2004). Le pubblicazioni e collaborazioni con scrittori continuano nel tempo, il suo ultimo lavoro risale al 2023 quando pubblica nel libro “Grenzland Tessin” di Alexander Grass una scelta di immagini che documentano il cambiamento epocale del Ticino nel corso della seconda metà del Novecento.
Un aspetto essenziale del percorso artistico di Flammer è tuttavia il suo interesse per la sperimentazione: “Ai tempi mi attirava il reportage, ma oggi non più: è ripetitivo, diventa calligrafia. A me interessa più la procedura che il soggetto”. Il lunghissimo percorso artistico di Flammer è fortemente marcato dal suo interesse per la sperimentazione, per gli aspetti tecnici (fisici e ottici) della fotografia e della stampa fotografica, che conosceva dal punto di vista teorico, padroneggiava sul campo e sperimentava continuamente portandolo ad opere sempre più vicine a una forma d’arte in sé, ormai lontana dalla rappresentazione documentaristica pura e semplice: gli scatti diventano metafore, sineddoche, metonimie.
Alberto Flammer è stato membro di numerose giurie. Dal 1988 al 2000 è esperto in fotografia e membro della Commissione Federale delle Arti Applicate. Negli anni 1988, ’89, ’90 e ’96 siede nella giuria de “I più bei libri svizzeri”. Nel 2007 figura nella giuria del “Premio Nacional de Fotografia” della Colombia, Bogotá. Tra il 1990 e il 1993 viene incaricato dall’Archivio Roberto Donetta della stampa a contatto delle 5000 lastre del fotografo bleniese Donetta, installando una camera oscura in loco. Realizza inoltre numerosi ingrandimenti, che verranno esposti alla prima mostra dedicata a Roberto Donetta al Museo Cantonale di Lugano nel 1993, nonché per i cataloghi di altre quattro mostre allestite nella Casa Rotonda della Fondazione Donetta a Corzoneso. Un’occasione che gli permette di applicare le sue conoscenze di sviluppo e stampa tradizionali. Nel 2004 figura nell’elenco dei 28 migliori fotografi svizzeri documentati nel libro e DVD “Photo Suisse” SRG / SSR con relative esposizioni anche all’estero.
Numerose le sue esposizioni in Svizzera e all’estero: nel 1988 espone al Museo Cantonale d’Arte di Lugano in concomitanza con il pittore-scultore Flavio Paolucci (manifesto realizzato dal grafico Bruno Monguzzi). L’anno seguente la Fotostiftung Schweiz gli dedica una mostra personale al Kunsthaus di Zurigo. L’ultima esposizione personale ha luogo nel 2018 al Museo regionale delle Centovalli e del Pedemonte.
Muore il 10 novembre del 2023 nella sua casa-atelier di Verscio (TI). A un anno dalla sua scomparsa (2024) la Galleria Cons Arc di Chiasso, in collaborazione con l’Archivio Alberto Flammer, gli dedica una mostra in suo omaggio, intitolata “La poetica della Luce”, dove vengono esposte due serie di sue fotografie: “Radiografie e risonanze” e “Dal Libro dei Morti degli Antichi Egizi”.
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Dopo gli studi ginnasiali, Alberto Flammer segue dal 1954 al 1957 un apprendistato presso lo studio fotografico del padre, Johann Albert Flammer (1903-1958) a Locarno, acquisendo una solida conoscenza delle tecniche fotografiche e di stampa. Si specializza nella fotografia di architettura, nella pubblicità e nella riproduzione di opere d’arte, realizzando al contempo progetti personali di ricerca articolati in cicli tematici. Tra il 1958 e il 1973 fotografa 1200 opere di Ben Nicholson, artista inglese residente nel Locarnese con il quale sviluppa un profondo rapporto di amicizia che diviene formativo per il giovane fotografo. Dal 1965 sue immagini sono pubblicate in libri, riviste e monografie di artisti. A partire dal 1988 e fino al 2000 è membro della Commissione federale delle arti applicate.
Flammer ha esposto in numerose esposizioni collettive e personali, tra cui si segnalano quelle alla Casa del Negromante a Locarno (1963), alla Biblioteca Cantonale di Lugano (1975), alla Galleria Matasci a Tenero (1983), al Museo Cantonale d’Arte a Lugano (1988), alla Schweizerische Stiftung für die Photographie presso il Kunsthaus di Zurigo (1989), alla Galleria Cons Arc di Chiasso (2001) e presso “la fabbrica“ di Losone (2005).
Fin dall’inizio della sua carriera Alberto Flammer affianca alle immagini prodotte in ambito professionale fotografie realizzate per pura ricerca personale, improntate a sperimentazioni che di volta in volta indagano aspetti formali, tecnici o espressivi. La profonda conoscenza delle leggi dell’ottica e della chimica alla base stessa della fotografia analogica, gli permette di dominare tutti i processi necessari alla realizzazione delle sue immagini, caratterizzate da un’altissima qualità fotografica e di stampa. La perizia tecnica si accompagna con una conoscenza approfondita della storia della fotografia che traspare nelle scelte concettuali e tematiche. Esemplare in tal senso risulta il ciclo dal titolo Viaggio in Valmaggia (1989) composto da 18 fotografie nelle quali immagini storiche del dirigibile Zeppelin si innestano su vedute panoramiche realizzate da Flammer. Le fotografie dei paesaggi valmaggesi, intrise di ambiguità, sfidano l’osservatore a distinguere ciò che è plausibile da ciò che è reale, proponendo una metafora poetica del complesso rapporto fra immagine fotografica e realtà.
Nel 1993, in occasione di una mostra monografica proposta dal Museo Cantonale d’Arte a Lugano, avvia una collaborazione, che si protrae a tutt’oggi, con l’Archivio Donetta di Corzoneso, stampando 96 fotografie dai negativi su vetro di Roberto Donetta. Anche in questo caso Flammer si dimostra sensibile interprete della storia della fotografia, adottando le soluzioni tecniche più adeguate per restituire filologicamente le caratteristiche del fotografo bleniese.
Alberto Flammer ha elaborato negli scorsi anni cicli tematici di grande interesse, che dimostrano la vivacità della sua ricerca e la profondità delle sue riflessioni sulla fotografia. Le serie Imbalsamati e resti (1993-95) o Radiografie e risonanze (2005) o ancora le immagini realizzate recentemente con la camera obscura e con i negativi di grande formato attestano il suo inesauribile interesse per le potenzialità espressive del mezzo fotografico.
Collezioni istituzionali (selezione): Chiasso, Collezione Credit Suisse; Chiasso, Collezione Banca dello Stato del Cantone Ticino; Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana, Collezione Cantone Ticino; Winterthur, Fotostiftung Schweiz; Zurigo, Collezione Banca Julius Bär.
Marco Franciolli, 2014
Guida per citazioni:
Marco Franciolli: «Alberto Flammer», in SIKART Dizionario sull'arte in Svizzera, 2014.
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