François Lafranca, * 7.6.1943 San Carlo (Val Bavona). Pittore, scultore e fotografo. Fondatore delle Editions Lafranca e della Cartiera Lafranca (Cartalafranca) a Cerentino-Collinasca.
Vorrei avere una carta diversa per scrivere di François Lafranca. Lui, che da una vita si occupa di preparare con tanta cura i fogli sui quali artisti del calibro di Enrico Castellani e Piero Dorazio hanno realizzato le loro opere. Lui, che nella discrezione di un nucleo appartato della Vallemaggia dipinge, crea sculture, trasforma batuffoli di seta, cotone e lino in carta, stampa fotografie e suona musica jazz.
L’atelier dove concretizza la sua arte è incorniciato dalle fronde degli alberi. Il verde tutt’intorno e il rumore del fiume Rovana creano un’atmosfera surreale, come se lì il tempo scorresse con un altro ritmo. E François Lafranca quando racconta la sua storia sembra non voler rovinare quella sensazione e misura con attenzione le parole.
Nato a San Carlo, in Val Bavona, nel 1943, vive a Bienne per tutto il periodo scolastico, dove emerge la sua vena creativa. A tredici anni trascorre notti intere a dipingere e modellare sculture alte quanto lui. Quando può, inforca la bicicletta e pedala fino al museo di Berna per nutrirsi di arte. «A undici anni visitai la Kunsthaus di Zurigo e rimasi affascinato dalle opere di Ben Nicholson (pittore britannico, 1894-1982, ndr.). Dieci anni dopo stampavo per lui». Poco più che ventenne, infatti, Lafranca torna in Ticino e apre a Locarno una cartiera ritirando i macchinari da una ditta di Zurigo e sviluppando stampe con le tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta. In breve tempo la sua arte e manifattura si fanno conoscere, mentre si affermano le collaborazioni con altri artisti, da Jean Arp ad Hans Richter, da Italo Valenti ad Arturo Bonfanti.
Nel 1973 trasferisce l’attività a Collinasca, in Valle Rovana. «Era una segheria in disuso. Lo scantinato era un ammasso di sassi; dopo averlo ripulito vi ho ricavato nuovi spazi e costruito le vasche per defibrare i tessuti per la produzione della carta; la soffitta invece è stata adibita all’essiccazione». La mansarda (nella foto grande) è illuminata da un mosaico di finestre rivolto a Sud; sui tanti fili che percorrono il sottotetto, la carta è stesa ad asciugare come un bucato dopo essere stata pressata. Ogni foglio è lavorato come si faceva una volta, singolarmente, dal biglietto da visita alla tela di due metri. Trasformare seta greggia, lino e cotone, in fogli porosi e resistenti è un lavoro di grande abilità e pazienza. «Ci sono qualità che impiegano 2-3 anni prima di essere pronte» spiega l’artigiano. Oggi produce principalmente su misura e per uso personale: anima le superfici bianco panna con pennellate a base di pigmenti naturali – il blu è azzurrite, il giallo è una pietra dei Grigioni –, oppure gli dà profondità con impressioni, inserti di sasso o di legno. Prende ispirazione dalla natura, le conferisce un certo ordine, rispettandone la sostanza. I suoi interventi sono precisi ed essenziali, con la carta come con la roccia che incide, taglia e assembla.
Quadri, sculture e robuste presse del Novecento (tutte funzionanti) arredano la vecchia segheria; grandi fotografie di ulivi e massi completano l’esposizione. «La fotografia è arrivata solo in un secondo tempo – spiega Lafranca –. Nata dalla necessità di immortalare le opere nei cataloghi, è poi diventata una passione. Sono fedele all’utilizzo di pellicole e la stampa nella camera oscura. Catturo pochissime immagini: l’ultima volta che sono stato nel bosco le foglie dei castagni erano bellissime; in cinque giorni ho scattato una decina di fotografie e di quelle ne ho sviluppate tre» osserva divertito, pensando a quanti scatti porterà a casa la fotografa di Cooperazione che oggi lo sta ritraendo.
Girovagando per l’atelier ci imbattiamo infine nella “sala della musica”, attrezzata con pianoforte, batteria, sax basso e un banjo particolare: «Un esemplare del 1891, il n. 9 di una serie di 108. Apparteneva a un ragazzo americano che me lo cedette in cambio di un’opera» racconta. Erano gli anni ’70, l’epoca della Fracass New Orleans Jazz Band. Il gruppo è ancora attivo, ma si è evoluto in Fracass Chamber Jazz e si riunisce di rado: «Ormai faccio spesso “one man band”» scherza. «Suoneremo il prossimo 28 ottobre ad Intragna» annuncia con piacere. Attualmente, alcune delle sue più belle creazioni – quadri, sculture e fotografie – sono esposte al Museo Centovalli e Piemonte, al quarto piano della storica Casa Maggetti, nel nucleo di Intragna. La data del concerto coincide con il finissage della mostra temporanea, l’occasione per conoscere l’artista valmaggese nelle varie declinazioni.
Link:
https://www.larivista.ch/a-colloquio-con-francois-lafranca-scultore-e-stampatore/
https://www.cooperazione.ch/temi/incontri/ritratti/2018/fabbricante-di-carta-150269/